Turismo in Canada.
- Andrea Boi

- 27 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 25 gen
Inizio subito col dire che questo argomento mi appassiona, e non poco. Da viaggiatore del mondo, e soprattutto del Canada, da anni mi stupisce la capacità di alcuni sistemi Paese di attrarre il turismo che conta, quello dei numeri. Il turismo in Canada è un'opportunità ma vive difficoltà importanti. Ne parlo in questo articolo. Il Canada è una nazione relativamente giovane e spesso poco conosciuta. Ho cercato di capirne i motivi e un’idea me la sono fatta.

L’immaginario di Paese freddo e inospitale è ancora vivo in chi ci osserva da lontano. Quali sentimenti muovono i turisti italiani? Il Canada soffre senza dubbio nel bene e nel male della vicinanza con gli Stati Uniti d’America, una nazione che stimo per certi aspetti, soprattutto naturalistici, meno in ambito politico e sociale. Gli USA hanno però saputo costruire nel tempo un interesse costante, anche grazie a un modello globale fortemente influenzato dal “sogno americano”. Fast food, Hollywood e l’idea di un sogno sempre possibile hanno inciso, e continuano a incidere, anche sul turismo.
L’ho vissuto sulla mia pelle. Il mio primo viaggio negli Stati Uniti, a New York City, è stato un sogno che si avverava. Atterrare al JFK era come entrare in un film. Grattacieli, taxi gialli, una città che non dorme mai. Le sirene delle ambulanze e della polizia le ho sentite davvero, addosso. Da ragazzino, con parenti americani, era come vivere dentro una fantasia. Negli anni ho imparato ad apprezzare sempre di più il lato turistico degli Stati Uniti, e i viaggi on the road, soprattutto sulla West Coast, sono entrati dentro di me. Poi qualcosa è cambiato. La prima volta che attraversai il confine verso nord, dal Vermont al Québec, capii che il mio vero sogno era lì. In Canada. Parlare di Stati Uniti, devo ammetterlo, paga. Ne parli e subito tutti ti ascoltano: Un viaggio a New York o sulla West Coast suscita interesse immediato, crea empatia, curiosità e persino opportunità professionali o di networking. Il Canada, al contrario, soffre di invisibilità. Raccontarlo richiede più tempo, più pazienza, più spiegazioni. E' come cercare di fare apprezzare un libro straordinario a chi ha già deciso di leggere un bestseller. Eppure, chi sceglie di ascoltare, chi decide di immergersi davvero nella vastità di questo paese, scopre esperienza uniche, profondo e formative, che crescono dentro e fuori dal viaggio.

Dal mio primo viaggio in Canada non mi sono più fermato. Migliaia di chilometri percorsi osservando la vita di un popolo moderno quanto quello americano, ma legato a una storia diversa. Un luogo in cui a volte è difficile capire dove inizi l’Occidente, dove comunità remote vivono ancora secondo ritmi che sembrano appartenere a un altro tempo. Le First Nations, la loro identità, la loro parziale indipendenza, e l’impegno – purtroppo tardivo – dei governi federali, provinciali e territoriali nel riconoscerne il legame con la terra, creano un dialogo unico tra passato e presente.

Il Canada è un territorio immenso. Chi dice di averlo “visitato” spesso si azzarda, soprattutto quando si è limitato ai soliti luoghi del turismo di massa, seguendo in parte il modello americano. Le Cascate del Niagara, pur nella loro bellezza, sono ormai incastonate in una piccola Las Vegas che tutto fa tranne che celebrarle. Per ritrovare il loro sapore autentico bisogna risalire il fiume, fino a una delle città più belle e ricche di storia dell’Ontario. Ma il Canada non finisce lì. E non può vivere solo di chi “allunga il giro” dalla East Coast americana. Negli ultimi mesi ho avuto modo di parlare con una nota compagnia aerea per capire luci e ombre del turismo canadese. Devo essere onesto: nemmeno loro sembrano avere chiaro il nostro posizionamento strategico. Spesso si preferisce restare nella comfort zone piuttosto che percorrere strade considerate rischiose. Un rischio relativo, lo dico da viaggiatore esperto, da chi non confonde la taiga con la tundra o una prateria. Non viaggio per collezionare bandierine o urlarlo sui social, ma per cercare luoghi autentici.

L’ho fatto partendo dall’Ontario, passando per il Québec. Chibougamau e Val-d’Or sono ricordi che hanno inciso profondamente nella mia scelta di vita canadese. Un sardo in Canada, per molti, è come l’ananas sulla pizza. “Cosa ci fai qui, tu che vieni dall’isola più bella del mondo?” Se avessi un dollaro per ogni volta che me l’hanno chiesto, sarei meno preoccupato dell’inflazione. Il Canada ti entra dentro. E sì, si possono amare due figli senza tradirne nessuno. I paragoni servono a poco. L’Atlantico, l’Est, parlano al cuore. Villaggi di pescatori, coste che si infrangono nel mare. Qui tutto è poesia: un’onda sugli scogli, una spiaggia che guarda l’orizzonte, un faro che guida un peschereccio. Le strade raccontano un bilinguismo che pochi comprendono davvero. Nell’immaginario esterno siamo “anche francesi”, ma la realtà è molto più complessa. Il Canada è l’incontro di culture diverse che hanno creato qualcosa di unico.

Percorrere la Highway 1, la Trans-Canada, è come attraversare un libro. Ogni tratto racconta una storia diversa, basta avere il tempo di leggerla. Le praterie invitano alla pausa, soprattutto al tramonto. I laghi sono specchi in cui guardarsi dentro. Qui i rumori sono quelli della natura, non delle città. Nei piccoli centri persino una statua di un alce può diventare un simbolo identitario, un frammento di un Canada sconosciuto al mondo, perché poco raccontato. Le Montagne Rocciose parlano una lingua selvaggia. Si attraversano terre che non ci appartengono. I trattati con le First Nations sono un atto di riconoscimento necessario, e la reconciliation non sarà completa finché non restituiremo ai popoli nativi il loro vero valore storico.

Apprezzo l’impegno dei governi recenti, soprattutto se confrontato con quanto visto negli Stati Uniti, dove le riserve spesso sembrano più una concessione che un riconoscimento. Poi c’è il Nord. Ed è lì che inizia il vero Canada. I Territori del Nord-Ovest lo sono davvero. Quasi nessuno ricorda che un tempo comprendevano anche le Praterie. Qui il Nord non ammette errori. A -50 gradi tutto segue un altro ritmo. Le persone non vivono qui perché costrette, ma perché appartengono a questa terra. È una via che noi occidentali difficilmente comprenderemo, ed è proprio questo a rendere il Canada diverso. Trascurato, confuso persino da chi dovrebbe promuoverlo. Alcuni luoghi sono difficili da raggiungere, anche economicamente, e allora continuiamo a farci del male. Il turismo di massa uccide, ma la mancanza di visione dall’alto non è una soluzione.
Sulla costa pacifica, tra mare e montagne, due mondi si parlano. L’ho sentito davvero, su un’imbarcazione salpata dall’isola di Victoria nel BC, con lo sguardo perso in una moltitudine di colori. C’è tanto da vedere, tanto da scrivere. Questo è solo un accenno, un inno all’immensità del vero Nord. Il turismo d’élite non esiste, ma il potenziale sì. Per ora mi limito a riconoscere che non siamo riusciti a scrivere il libro giusto. E soprattutto, a farlo leggere a chi avrebbe occhi per capirlo.









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