Artico e la sua importanza strategica.
- Andrea Boi

- 15 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 25 gen

Un chiarimento doveroso rispetto a quanto letto in questi giorni. Iniziamo con le notizie e i fatti in corso negli Stati Uniti. Mi riferisco alle azioni degli agenti ICE. A scanso di equivoci vorrei chiarire un punto. Io non ho mai messo in discussione la legalità di certe azioni: gli immigrati irregolari vanno rimpatriati e su questo credo siamo tutti d’accordo. Anche il Canada ha la sua parte di problemi e una società che funziona si muove nella legalità, sempre. Semmai, rispetto a quanto visto sui TG e nei social network, quello che contesto sono i metodi eccessivi, le violenze inutili, le azioni che vanno oltre ciò che una legge dovrebbe permettere. E si le leggi alle volte sono sbagliate. Ad esempio, che senso avrebbe trascinare, spingere o picchiare? Serve buon senso, rispetto dei diritti umani, e procedure che non traumatizzino chi è già vulnerabile. La legalità non deve diventare pretesto per l’arbitrio. Il rischio però è anche quello in cui le azioni sbagliate o le esagerazioni di uno o più agenti compromettano la percezione delle leggi nella loro vera essenza. Si la legge va rispettata e se questo è vero è anche vero che non si possono biasimare oltremodo agenti che fanno ciò che la legge dice. Ma diciamocela tutta è voi sapete che non sono un simpatizzante di Trump, il problema vero non è certamente attribuibile in toto all’attuale presidente degli Stati Uniti o al suo governo, e questo è bene chiarirlo, o almeno, non è solo attribuibile a lui, perché le leggi, molte di queste leggi, sono state votate dai democratici e questo deve fare aprire gli occhi a tutti perché il rischio, anche leggendo altrove, è quello di condannare a prescindere l’attuale amministrazione senza aver saputo interpretare e leggere i fatti in modo oggettivo. Ma andiamo al tema principale di questo contenuto, la Groenlandia, tema a cui sono particolarmente legato.
Quando si parla di terre artiche e della cessione di esse entriamo in un terreno delicato di diritto internazionale e storia. Non vi è alcun dubbio che l'artico abbia una sua importanza strategica ma vorrei aggiungere qualche nota storica e culturale alla discussione. Nel 1867, ad esempio, l’Alaska fu venduta dalla Russia agli Stati Uniti, in parte per un dispetto all’Impero britannico, ma anche come mossa strategica. Nessuno, sicuramente non i russi, potevano immaginare il valore di quelle terre. Ma immaginatevi se un domani il Canada, giusto per citare la nazione in cui vivo, si avventurasse nel voler “annettere” o acquistare uno stato degli USA. Non lo trovereste assurdo? Il punto è che oggi, parlare di territori come se fossero merci da scambiare è anacronistico. Vorrei che fosse chiaro a tutti che la storia non può essere riscritta, o almeno dobbiamo attivarci perché non avvenga. Siamo nel 2026 e oggi i territori non si comprano più, e qualsiasi cessione forzata violerebbe il principio di autodeterminazione dei popoli e aprirebbe precedenti pericolosi nel mondo. Il diritto internazionale non può diventare carta straccia e non si possono creare precedenti.
Parliamo più specificatamente di Groenlandia. Qui entrano in gioco meccanismi abbastanza complessi perché questa terra non può essere vista solo in termini di posizionamento strategico internazionale. Si parla di artico ma ci si dimentica delle popolazioni che lo abitano. Qui vivono popolazioni Inuit. In queste terre che molti considerano inospitali le popolazioni Inuit da millenni convivono con le sue sfide climatiche e culturali. Il modello statunitense, basato sul capitalismo aggressivo, rischierebbe di portare sofferenza a queste comunità. Se proprio si dovesse discutere di annessioni, un eventuale ingresso nella federazione canadese sarebbe più coerente, anche considerando le comunità artiche del Nord del Canada, che condividono cultura, lingua e tradizioni. Ma anche questo evidentemente violerebbe l’autonomia di un popolo è romperebbe gli schemi del diritto internazionale oltre che l’etica.
La storia ci insegna che le terre del Nord hanno spesso cambiato padrone più per strategie geopolitiche che per il bene dei popoli che le abitano. Dall’Alaska al Nunavut, ogni decisione ha avuto impatti profondi sulle comunità locali. Ma vedete qui non si tratta di fare mercato. La storia come già detto ci deve avere insegnato qualcosa e oggi, possiamo fare meglio: possiamo rispettare diritti, cultura e legittime aspirazioni dei popoli indigeni, senza lasciarci guidare solo da interessi geopolitici. Se proprio vogliamo salvaguardare l’artico sarebbe più opportuno aprire le porte a una federazione artica con trattati multilaterali che coinvolgano le popolazioni locali e gli Stati nazionali ma anche questo, almeno oggi, mi sembra improponibile alla luce degli interessi in gioco.
In breve le strategie geopolitiche possono essere affascinanti e discusse, ma il diritto internazionale non si può e non si deve violare. E quando parliamo di territori abitati da comunità indigene, il rispetto della loro storia e cultura non è un dettaglio: è il punto centrale. Se rispettiamo questo principio capiamo anche perché barattare una terra con i soldi o per ragioni strategico militare non è solo inconsistente con quanto detto sopra ma anche molto pericoloso. La foto aggiungo è una provocazione. La Groenlandia e l'Alaska non apparterranno mai al Canada come è giusto che sia perché i sogni, anche quando belli, alle volte devono restare tali.









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